1965 Cartagine: le mie prime parole sono un mix tra italiano e francese che apprendo ascoltando e imitando il coro dei canti in lingua durante la messa domenicale. L’arabo lo incontro, in maniera più strutturata, in Giordania. Cresco serenamente attorno al Jebbel di Amman quando un giorno sento in lontananza il suono sordo dei colpi di cannone: Gerusalemme viene invasa. Così all’età di tre anni mi ritrovo ad evacuare di notte da un paese che mi aveva ospitata, per diventare profuga nell’antica Persia insieme ad altri compagni di avventura, viaggiando su aerei militari Americani.
Trascorro sette anni in Nigeria, a Lagos, ex-colonia inglese, dove apprendo la lingua ufficiale e apprezzo le sfumature dei dialetti tribali del luogo. Mi ritrovo ad osservare i movimenti del corpo dei venditori nei mercati, a riconoscere i saluti sempre diversi scambiati tra persone della stessa tribù, fino a che un giorno, mentre sto seguendo uno dei programmi televisivi locali, appare l’immagine in tempo reale di persone impiccate sulla spiaggia: è il 1975 e in Nigeria c’è il colpo di stato.
Suoni, odori, emozioni, immagini, e contesti sociali sempre differenti e spesso estremi restano fissati nel mio corpo e nella mia mente e quando sento la necessità di radicarmi, mi riconnetto a tutto ciò. E così succede che a 49 anni mi ritrovo su una piattaforma internet a imparare a scrivere parole in arabo, a pronunciarle abitando parti del mio corpo dimenticate per tornare ad emozionarmi come quella bimba di 3 anni!
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